LA VICENDA
L'Autore invita l'osservatore alla lettura preventiva del suo breve testo trascritto a corredo della rassegna: Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, nel cuore dell’antica città indiana di Bhopal, una nube di gas tossico fuoriesce da una fabbrica di pesticidi. In questa catastrofe, che è il più grave disastro chimico industriale della storia umana, le vittime si contano a decine di migliaia.
Oggi la municipalità di Bhopal ha ceduto agli abitanti dell’Orya Basti un terreno lungo la ferrovia, 10 Km. A nord della “spianata nera”, luogo dove originariamente sorgeva, confinante con l’industria, il villaggio.
La comunità superstite vi si è trasferita ed ha ricostruito un tipico villaggio dell’Orissa, con le capanne di terra, decorate con motivi geometrici.
È qui che la sopravissuta Dalima ci ha permesso di incontrare i ragazzi del villaggio che rappresentano il futuro del suo popolo.
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IL
SIGNIFICATO
È indubbio che dopo la presa di coscienza della catastrofe umana ed ambientale, ci predisponiamo a considerare le belle immagini dei ragazzi dell'Orya Basti con spirito molto diverso da quello con il quale leggiamo i semplici reportages antropologici, frutto dei viaggi in Paesi lontani. Paolo Fontani ci parla del futuro di un popolo che ha sofferto un'immane sciagura e lo fa attraverso gli sguardi, per lo più seri e malinconici, dei bimbi e degli adolescenti, anche se non mancano immagini che esprimono gioia e vivacità. Una visione che pone a noi, osservatori lontani, inquietanti bubbi sulla qualità di vita, anche futura, di tale popolo.
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