LA VICENDA
Come si osserva nell'immagine grande a lato, la rassegna è composta di quadri già elegantemente predisposti con cornici, vetri, trasparenze, specchi, a creare delle stratificazioni che conferiscono, a ciascuna opera, la terza dimensione, non virtuale, come negli ologrammi, ma reale e con un apprezzabile spessore. Di virtuale, poi, c'è l'interattività da parte del lettore che, ponendosi dinnanzi all'opera, ne configura l'aspetto con infinite variazioni. L’immagine, c'informa l'Autore, è un’opera dinamica che muta ogni volta che cambia l’osservatore o il contesto luogo-temporale. Essa non è completa se non con il riflesso del fruitore all’interno di se stessa.
Si tratta quindi di una installazione che, tuttavia, non è legata ad una particolare ben definita ambientazione, anzi, chi la volesse esporre, promuove varianti tali da conferire alle opere i "riflessi" più inaspettati che integrano la visione. L'autore parla di fotografia interattiva che coinvolge l’osservatore il quale, grazie alle trasparenze ed ai riflessi, concorre a personalizzare e completare l'opera in modo soggettivo.
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IL
SIGNIFICATO
Ci troviamo di fronte ad un lavoro che s'inquadra nella poetica dell'Opera Aperta, nel senso teorizzato da Umberto Eco negli anni '60. Genchi parla anche di un aspetto concettuale che ogni immagine assume quando contemplata dal riflesso del fruitore. Stralcio dalla presentazione che correda la rassegna: L’opera è uno strumento nelle mani di chi osserva, un dono dell’autore ai suoi fruitori, il cui riflesso è in continua evoluzione, muta con gli eventi, donando ogni volta un tocco di novità.... ... l'intento si esplicita dapprima in fotografie concettuali, talvolta astratte o fotodinamiche, in cui si manifestano gli stati d’animo dell’artista che attraverso la fotografia edifica ponti con gli altri, e, con il mondo. Ad ogni osservatore viene lasciato ampio spazio interpretativo e di confronto con l’autore.
È così che, grazie alla maturazione e alla crescita artistica dell’autore, agli studi condotti nell’ambito fotografico, alla particolare attenzione volta alle diverse tecniche di comunicazione e psicologia dell’immagine, Alessandro Genchi giunge a presentare questo lavoro come apice del totale coinvolgimento dell’osservatore all’interno dell’opera. Attraverso il mezzo dell’autoritratto, egli ritrae parti del proprio corpo che divengono riflesso dell’immagine di chi osserva, specchio dell’animo e della propria storia personale.
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