LA VICENDA
"Dell'anima, propriamente, può
parlarne solo un Dio. L'uomo può solo accennarne per simboli ed
immagini."
Con questo epigramma di Platone Vanni Stroppiana fornisce l'incipit del
suo portfolio. Egli come uomo, infatti, fornisce un'iconografia simbolica
del male di cui essa può essere afflitta. I toni bassi e forti
del bianco e nero che l'Autore predilige per quasi tutti i suoi lavori,
bene s'intona con il tema del "male oscuro".
|
IL SIGNIFICATO
La rassegna è corredata da un testo
letterario a firma di F.D.V. che riportiamo in stralcio: "Il male
dell'anima si sa cosa vuol dire. Un giorno ci si sveglia e nulla è cambiato
nella normalità e nella quotidianità, ma ci si sente meno
vivi... Queste fotografie ben rappresentano
quello stare lì, dove si accalcano pensieri e gesti pesanti, dove
tutto si spegne e perde di vita, dove tutto deve passare ma non si sa
più come e si attende un altro giorno, quel giorno dal risveglio
più luminoso, colorato. Sono la rappresentazione che le parole
non sanno dire, o che non bastano per dire.
Sono le immagini dove ciascuno si può specchiare e non averne paura
perché tutto si può, anche fermarsi un attimo, breve o lungo,
ed aspettare che ritorni la luce, che ritorni la vitalità con un
sorriso, uno sguardo, un abbraccio.
O con un raggio di sole che passa tra le nuvole. Finalmente."
F.D.V.
|