LA VICENDA
Roberto Zuccalà, con la titolazione "Ritratti Fauves" fa riferimento al movimento artistico, denominato appunto "Fauves" (le belve), che ebbe breve vita all’inizio del secolo scorso (1905—1908). L'autore stesso c'informa che Un’impetuosa aspirazione alla libertà e all’autonomia del fatto artistico nei riguardi della convenzione visiva, l’uso abbondante e spregiudicato di colori puri e l’abbandono dei requisiti usuali della figurazione, accomunarono quegli artisti i cui risultati, certo affini, non sempre provenivano da un’unica ricerca solidale.
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IL
SIGNIFICATO
Visto che Roberto Zuccalà ha corredato la propria rassegna con un chiaro testo, conciso e particolarmente centrato, riporto per intero le sue parole: E’ notorio ormai che io, come fotografo, amo spesso calarmi nel pensiero di questa o quell’avanguardia, questa o quella corrente artistica e, per mezzo della fotografia, amo tentare di fare immagini che siano poi l’essenza di quel pensiero, di quella intuizione. Vivo cosi, sulla mia pelle, le sperimentazioni che già furono di altri, ma le rivivo con uguale entusiasmo e curiosità.
Questa mia raccolta è, appunto, il desiderio di avvicinarmi agli artisti Fauves e, come i Fauves ribelli e contestatori chiedono libertà nel dipingere ciò che vogliono e con i colori che desiderano, anche le mie figure, i miei ritratti, allora risultano contorti ed esasperati, di colore violento, acceso, spesso fastidioso a chi osserva.
Ogni volta che mi cimento in una qualsiasi via del “ripercorrere”, l’operazione che ne scaturisce, comunque, mi arricchisce fortemente. |